Falsa partenza del 'piano casa' di Fugatti: dai comuni solo 20 edifici. Gianmoena: "Poca disponibilità e bisogna anche trovare le risorse per riqualificarli"
Nei mesi scorsi il Consorzio dei Comuni aveva chiesto alle Amministrazioni di segnalare il patrimonio pubblico inutilizzato. Fino ad oggi, però, sono circa una ventina gli immobili indicati, un numero bel al di sotto delle aspettative. Un altro grande tema, però, è rappresentato dalle risorse che devono essere trovate per la riqualificazione di questi edifici. Sull'Itea Paride Gianmoena spiega: "Bisogna andare oltre e aprire alla governance dei comuni"

TRENTO. Il “piano casa" che il governatore Fugatti vorrebbe mettere campo sembra partire già male. Non solo la risposta data in questi mesi dai comuni sugli immobili non utilizzati è ben al di sotto delle aspettative ma, soprattutto, nessuno ha detto dove si andranno a prendere i milioni di euro che serviranno per la riqualificazione di questi edifici.
Stiamo parlando di strutture di proprietà dei comuni non utilizzate da molti anni e che devono essere sistemate e rimesse a norma per poter accogliere dei nuclei famigli.
Il tema della casa e dell'abitare è uno di punti che lo stesso Fugatti ha citato nel suo intervento di inizio legislatura. Anche in altre occasioni il governatore ne ha sottolineato l'importanza e nelle scorse settimane nel parlare con i giornalisti aveva spiegato che “il tema casa è centrale ed è un settore dove occorreva fare scelte importanti anche riguardanti il patrimonio pubblico collegato ai comuni”. In tutto questo rientrerebbe anche la delega data all'assessore Simone Marchiori riguardante la casa.
Il progetto è iniziato già nella scorsa primavera e assieme alla Provincia a muoversi era stato anche il Consorzio dei Comuni scrivendo alle varie amministrazioni per recuperare i dati riguardanti il patrimonio pubblico non utilizzato. La risposta? I mesi sono passati e sarebbero circa una ventina gli edifici inutilizzati che i Comuni hanno segnalato.
Ad ammettere di “non avere avuto un ritorno enorme” è stato anche il presidente del Consorzio dei Comuni Paride Gianmoena che ha però spiegato di voler riprovare a ricontattare tutte le amministrazioni.
“Siamo partiti in primavera con la condivisione dell'idea con l'allora assessora Segnana e con il presidente Fugatti – spiega Gianmoena – il tema era già attenzionato da molti. Come primo passo abbiamo pensato allora di fare una raccolta di dati per capire quanti comuni hanno degli immobili di proprietà a disposizione per poter capire su cosa lavorare e realizzare alloggi da sottoporre a canone moderato o social housing. Il ritorno non è stato enorme e sono circa 20 gli immobili a disposizione al momento ma cercheremo di contattare nuovamente i comuni”.
Alcuni edifici sono enormi e da anni abbandonati. L'esempio fatto da Gianmoena è quello dell'ex Colonia Pavese di Daiano nel comune di Ville di Fiemme, edificio realizzato negli anni '30, oggetto di grande interesse per numerose proposte di riqualificazione ma rimasto fermo da anni. “E' un immobile di 15 mila metri cubi, un volume davvero notevole in disuso e chiuso da una vita” spiega il presidente dei Comuni trentini e sindaco di Ville di Fiemme.
Ma accanto al numero ridotto, per il momento, degli edifici messi a disposizione, c'è anche un altro grande tema che è quello delle risorse. Milioni di euro che devono essere trovati se si vuole che il piano Casa pensato da Fugatti possa andare avanti. “Questo sulle risorse – spiega ancora Paride Gianmoena – è l'altro grande tema. Servono soldi per sistemare e ristrutturare questi edifici. Per questo è arrivato il momento di uscire dagli schemi Itea che abbiamo oggi”.
In poche parole: l'Itea non può bastare oggi in Trentino per risolvere il tema casa. Un nodo anche questo non del tutto semplice. “Bisogna andare oltre, io credo che sia arrivato il momento di aprire alla governance dei comuni e trovare le sinergie tra pubblico e privato. Solo in questo modo si può affrontare il tema risorse”.


















